Dopo la pessima stagione scorsa, i pronostici erano tutti contro di lui; la fine del rapporto con il Villarreal a causa delle sue dimissioni poi, lo avevano allontanato dal mondo del calcio per un anno intero. Ora però la situazione sembra essersi totalmente capovolta ed i tifosi possono cominciare a pensare in grande. Marcelino Garcia Toral si è preso il Valencia ed ha convinto tutti in pochissimo tempo, sia dal punto di vista tecnico, da quello tattico e da quello dei risultati: terzo posto in Liga, 15 punti - uno in più del Real Madrid - e, al pari di Barcellona ed Atletico, ancora imbattuto.

Integralista del 4-4-2, l’asturiano è riuscito a plasmare la squadra a sua immagine e somiglianza e a dargli una conformazione ben precisa. Impressiona infatti come, indipendentemente dagli uomini che scendono in campo, ognuno sappia esattamente cosa deve fare nei 90 minuti. L’aspetto forse più importante risiede proprio nel fattore psicologico: tanti giocatori rigenerati e nuovamente protagonisti, sicuri nel rettangolo verde. Tutti sono importanti ma nessuno è indispensabile: questo è il credo di Marcelino ed è ben visibile in questi primi 3 mesi di lavoro. L’assetto difensivo funziona, nonostante qualche goal subito di troppo: a destra il titolare è Montoya, ma, quando impiegato, Nacho Vidal ha mostrato buone doti al primo anno in prima squadra; la coppia centrale scelta è formata da Garay e Gabriel Paulista, con Murillo prima alternativa, mentre a sinistra Gayà è atteso dalla stagione della consacrazione, con un Toni Lato in rampa di lancio.

La curiosa esultanza di Kondogbia al Santiago Bernabeu in Real Madrid-Valencia 2-2 | www .twitter.com (@Sporf)

Il reparto di centrocampo è però quello che ha subito maggiormente gli influssi benefici di Marcelino ed in particolar modo Carlos Soler. Classe ‘97 e prodotto della cantera valenciana, Soler è entrato in prima squadra nella tribolata stagione scorsa, giocando principalmente in zona centrale o da trequartista; quest’anno il tecnico spagnolo lo ha spostato sulla fascia destra e le prestazioni del ragazzo sono cresciute esponenzialmente, diventando fondamentale. Sull’altra corsia c’è Gonçalo Guedes, arrivato l’ultimo giorno di mercato in prestito dal PSG: una volta entrato in squadra non ne è più uscito. Manca ancora il primo goal, ma si è fatto sentire molto sul piano degli assist – 3 in 5 gare, compreso quello geniale per Simone Zaza alla Real Sociedad. Nel mezzo poi, Dani Parejo sembra essere tornato il regista e leader tecnico di qualche anno fa dopo diverse battute a vuoto, mentre al suo fianco Geoffrey Kondogbia è solo un lontano parente di quello sbiadito visto all’Inter: corre, lotta e segna – al Real Madrid al Bernabeu. Ancora un po’ troppo irruento, ma sarà protagonista.

Per finire il reparto offensivo. A parte qualche scaramuccia a distanza, Simone Zaza sta diventando sempre più bomber: sono già 6 i goal in Liga – dietro al solo Lionel Messi – ed abbina alla solita grinta quel killer instinct che mancava nelle sue precedenti avventure in Italia. Infine c’è Rodrigo Moreno Machado, mai come ora decisivo in termini di reti segnate – 4 consecutive – e di ottime prove, tanto che Julen Lopetegui lo ha chiamato in Nazionale ridebuttando – dopo la fugace apparizione nel 2014 – con un goal all’Albania.