Sei Nazioni - Il bilancio del 2019 - Seconda parte
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Sei Nazioni - Il bilancio del 2019 - Seconda parte

L'Inghilterra assapora il successo e se lo vede scappar via, la Francia non riesce ad uscire dalla crisi e all'Italia non basta migliorare per tornare a vincere.

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Francesco Palma

Il Sei Nazioni è un torneo particolare: una sola vince, le altre 5 perdono, ma non tutte allo stesso modo. Ci sono piazzamenti che a seconda del contesto vanno rivisti in maniera positiva o negativa: ci sono squadre che firmerebbero per un secondo posto, altre invece che ci finiscono loro malgrado. 

LA DELUSIONE INGLESE
E' il caso dell'Inghilterra di Eddie Jones, partita per giocarsi il torneo nell'uno contro uno con l'Irlanda - asfaltata a Dublino - e poi sconfitta a sorpresa da un Galles che ha sbaragliato tutti. Manca sempre qualcosa agli inglesi per raggiungere il bersaglio grosso, così com'è mancata a Novembre per battere gli All Blacks, così com'è mancata lo scorso anno per reagire alla sconfitta a sorpresa in Scozia. L'Inghilterra è stata per larghi tratti a dir poco devastante, ma ancora una volta nei momenti clou ha dovuto mollare la presa per far spazio ad altri: così si vincono le partite, ma non quelle che contano davvero, e soprattutto non si vincono i trofei. Se Eddie Jones vuole riportare il mondiale in terra albionica dopo 16 anni di assenza dovrà far fare ai suoi un passo in più, e l'incredibile rimonta subita dalla Scozia ne è la dimostrazione.

L'ITALIA MIGLIORA MA NON VINCE
Dal punto di vista del gioco espresso e dell'organizzazione è forse uno dei migliori tornei della storia azzurra: i ragazzi di O'Shea hanno retto, fisicamente e mentalmente, in situazioni che negli anni passati si sarebbero trasformate in sonore imbarcate. Un fondamentale che fino allo scorso Novembre era il nostro tallone d'Achille - la rimessa laterale - si è trasformata nel principale punto di forza, e la fase offensiva ha visto cose che anche solo fino a un anno fa sembravano impensabili: una meta a Twickenham dopo 20 fasi dagli azzurri non si era mai vista. Il problema è che per una meta segnata ce ne sono altre 5 divorate sul più bello, manca ancora quell'istinto killer che ti porta a dare il colpo di grazia all'avversario. Contro il Galles gli azzurri hanno risalito la china da 12-0 a 12-10, per poi smarrire la strada proprio al momento di dare la mazzata finale agli uomini di Gatland, che hanno ringraziato e sono andati a vincere il Sei Nazioni. Stessa cosa contro la Francia: sul 6-0 c'è stata la possibilità di dare il colpo di grazia a una squadra senza una certezza che non fosse l'impatto fisico, e nel corso della partita ce ne sono state tante altre, tutte sprecate, fino a regalare ai transalpini una vittoria che nemmeno loro pensavano di portare a casa.

IL BUIO FRANCESE
Dal punto di vista dei numeri il Sei Nazioni francese non sembra nemmeno malaccio: due vittorie e una sconfitta di misura contro il Galles campione. Eppure sotto una casa all'apparenza bella e ben costruita si nascondono delle fondamenta pericolosamente traballanti: per riportare un minimo di ordine Brunel ha dovuto epurare la corrente dissidente all'interno del gruppo, mentre la federazione non sa che pesci prendere e in campo (esclusi talenti come Ntamak) il gameplan si basa principalmente sugli autoscontri. Le due vittorie contro una Scozia in giornata no e un'Italia sprecona non possono certo bastare a portare la Francia al mondiale con le migliori prospettive. E' necessaria una rifondazione generale, non solo della squadra (e quando Brunel ha buttato dentro i giovani ha iniziato a vincere) ma soprattutto della classe dirigente.

UN REGOLAMENTO (NON) CHIARO
Aspetto tecnico a parte, è necessario soffermarsi un attimo sulle direzioni arbitrali, ovviamente non per accusare questo o quell'altro di incapacità, malafede o che dir si voglia, ma per cercare di chiarire un problema che è stato fin troppo evidente nel corso del torneo. Non c'è stata una partita che abbia avuto lo stesso metro di giudizio di un'altra, falli che in un match venivano fischiati e in un altro lasciati correre, fuorigioco praticamente inesistenti per le prime 4 giornate (un po' meglio nell'ultima), ostruzioni nemmeno a parlarne. Ancora più ambigua la gestione delle fasi statiche: mischia e ruck in certi frangenti sembrano essere arbitrate fondamentalmente ad intuito, senza un criterio fisso al quale appoggiarsi e con un margine troppo ampio di interpretazione. Infine, nonostante i proclami di World Rugby sulla sicurezza dei giocatori, continuiamo a vedere degli interventi tremendi non sanzionati a dovere: contro la Scozia Farrell ha nuovamente sfoderato il suo celeberrimo intervento di spalla, cavandosela con un semplice calcio di punizione; stessa cosa è avvenuta in Scozia-Italia, dove una pulizia di spalla colpito alla schiena l'azzurro Budd, senza che il direttore di gara intervenisse seriamente. In vista di un mondiale importantissimo, soprattutto dal punto di vista mediatico, una cosa del genere è quasi inammissibile.

LE PARTITE DA RIVEDERE
Galles-Inghilterra. Nella bolgia del Millennium Stadium il Galles esce allo scoperto e gioca punto a punto contro un'Inghilterra che vede la sua scalata al titolo diventare più dura ad ogni minuto. Biggard cambia la partita, Hill e Adams segnano le mete che valgono la vittoria e una buona parte di Sei Nazioni.

Scozia-Galles. La Scozia tira fuori l'orgoglio e mette sotto assalto un Galles in grande difficoltà: il secondo tempo è vissuto tutto nella metà campo dei dragoni, che però tengono eroicamente e mettono un'altra seria ipoteca sul Sei Nazioni.

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