Doha e il quarto più atteso. Due concezioni di tennis differenti, entrambe apprezzabilissime. Da una parte Nadal, il n.1 del mondo, il re della scorsa stagione. Un mostro di abnegazione e lavoro. I risultati figli di fatica e allenamento. Dall'altra il genio stanco di Gulbis. Uno che piace al pubblico, per stranezze e colpi impensabili. Di quella categoria che pensa di poter arrivare ovunque grazie alle doti riservate da madre Natura a pochi eletti. Vince Rafa, secondo pronostico, al termine di una partita che è un frullato di quanto riassunto sopra. Nadal, intelligente, sa di non essere al top e tiene in campo Ernests, conoscendo limiti e carattere del lettone, costringendolo a giocare sempre un colpo in più. Gulbis è Gulbis, crea e disfa. In vantaggio si fa rimontare nel secondo set, dopo esser scivolato nel momento clou del primo. Resta la sensazione che il treno verso la grandezza abbia respinto, forse per sempre, il talento di Riga, destinato a stupire, ma probabilmente non a vincere. Il finale recita 7-5 6-4 Nadal. Il mancino spagnolo prosegue il cammino verso la finale, soprattutto verso l'Australia.

 

Fuochi d'artificio ad iniziare un incontro messo a mal partito dal maltempo. Nadal approfitta del lento incedere di Gulbis e strappa il servizio all'avversario in apertura. La reazione del lettone è immediata. 15-40 e due palle break. La pioggia guasta però il piano di Ernests e costringe a bordo campo i contendenti per qualche minuto. Al rientro il più pronto è ancora una volta il mancino di Manacor, che cancella le due chance di uno pari. Lì esce però tutto il talento di Gulbis che inventa una palla corta, prima di chiudere col passante vincente. 1-1 e un break per parte. Da qui inizia una rassegna di servizi caratterizzata dalla regolarità di Nadal che concede poco o nulla e dai guizzi di Gulbis, fino al fatidico 5-5. In un film già visto ripetute volte, arriva la debacle del lettone. Sul 30-15 in suo favore inanella tre errori consecutivi che portano Rafa a servire per il set. L'ultimo sprazzo di follia porta il genietto di Riga a rinvenire da 40-0 fino a 40-40. A stopparne i sogni una volèe maestosa di Nadal. 7-5 e primo set di marca spagnola.

 

Ti aspetti il contraccolpo psicologico su un altalenante Gulbis e invece, a sorpresa, arriva la riscossa d'orgoglio. In un lampo è 3-0 per il lettone, che tiene due volte a zero il servizio. Rafa sembra disorientato. Par soffrire il secondo parziale, come già con Rosol e Kamke. Ma non cede. Resta in partita e si aggrappa alle armi che lo hanno reso grande. Combatte punto su punto. Conquista il primo gioco sul proprio turno di battuta e in risposta incolla Gulbis alla reiterata parità. Poi arrivano le occasioni. La prima è vanificata da una rivedibile risposta a una seconda non irresistibile, la seconda è quella giusta. Ernests affossa il rovescio ed è 3-2, con Nadal di nuovo in scia. La partita si fa bella, fioccano i colpi degni di rilievo. Il rovescio in diagonale con cui Gulbis sale 15-30 è da circoletto rosso, come la palla corta che porta il ragazzone alla palla dell'immediato contro-break. Ne ha due in tutto il lettone, ma l'iberico rintuzza il ritorno dell'avversario e col servizio si porta sul 3-3. Il pugno da K.O giunge, definitivo, nel settimo gioco. Gulbis concede qualcosa commettendo un doppio fallo, ma quello che sale al proscenio è il vero Nadal. Si procura la seconda palla break con un passante in allungo da posizione difficilissima e poi concretizza la terza con un altro passante, stavolta di rovescio, incrociato, che accarezza la rete e supera l'inerme lettone. La strada, spianata, porta al 6-4 che sancisce il trionfo di Rafa.

 

Quarti di finale:

Nadal – Gulbis 75 64

Gojowczyk – Brown 63 36 76

Mayer – Hanescu

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