Barcelona, il Clasico vale il titolo: 2-0 al Real e Liga conquistata
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Rivalità: sentimento di antagonismo o competizione tra persone, gruppi o entità, finalizzato al raggiungimento di uno stesso obiettivo o alla conquista di una posizione di vantaggio.

Ecco, a volte le rivalità ti migliorano, a volte ti spingono ad aumentare i giri del motore per non perdere il passo del tuo rivale e, a volte, regalano sogni.

Ieri una delle rivalità più lunghe e più belle della storia del calcio, giunta al suo 192° incontro, ha assegnato uno scudetto: quello de La Liga, vinto dal Barcelona contro il Real Madrid.

Un primo tempo che vale un campionato

Il Real Madrid ha poco da salvare, se non l'orgoglio di rovinare la festa ai rivali, e lo dimostra fin dal primo minuto: in campo sembra esserci solo il Barcelona (che ha bisogno di un punto per vincere aritmeticamente la Liga)

E infatti la partita si stappa al minuto 9: Rudiger abbatte Ferran Torres al limite destro dell'area di rigore, regalando una punizione interessante di cui si incarica Rashford. Tre passi, destro a girare sul palo di Courtois, palla in rete e 1-0 Barcelona.

Ai ragazzi di Arbeloa servirebbe una scossa per riprendere la partita, ma i blaugrana non hanno nessuna intenzione di lasciare le cose al caso e, con classe, raddoppiano il risultato: un lancio di Fermin per Dani Olmo viene ammortizzato col tacco per l'accorrente Ferran Torres. All'interno dell'area il 7 controlla e, col destro, fulmina un Courtois incolpevole.

Da qui il Real avrebbe le occasioni per riaprirla, ma prima Gonzalo Garcia che spara a lato e poi una chiusura da manuale di Eric Garcia su Bellingham tengono la porta del Barcelona al sicuro dagli attacchi dei blancos.

L'ultima occasione di un primo tempo fatto di totale gestione degli uomini di Flick termina con un miracolo di Courtois su Rashford: l'inglese, lanciato a tu per tu, trova la risposta con la mano di richiamo del portiere belga. Ultimo sospiro, e tutti a riposo.

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Secondo tempo: tra nervosismo e possesso

La seconda frazione di gara inizia senza cambi e con il copione del primo tempo: il Barcelona, già avanti 2-0 e sempre più vicino al titolo, si concede il lusso di gestire il pallone e giocare col tempo contro il Real Madrid, col pubblico che inizia a far partire gli "Olè" ad ogni passaggio riuscito dei blaugrana.

Inutile dire che il nervosismo aumenta e, al 51', si crea il primo parapiglia: Asencio commette fallo su Ferran e di rabbia calcia il pallone dopo il fischio arbitrale. Dani Olmo va faccia a faccia col difensore spagnolo, spingendolo a terra, prima che Vinicius lo spinga a sua volta.

Prima del secondo parapiglia c'è tempo per un'altra occasione del Barcelona: Ferran viene lanciato nuovamente a tu per tu col portiere, ma anche questa volta Courtois non si fa sorprendere e di piede riesce a respingere.

Al minuto 82' il nervosismo torna a essere parte integrante della partita: Raphinha trattiene Alexander-Arnold per non permettere una ribattuta veloce della punizione e, di tutta risposta, il terzino inglese lo spinge a terra. Arriva come di consueto Vinicius ad attaccare Raphinha, che nel frattempo si è rialzato, e i due connazionali battibeccano per qualche secondo prima di essere allontanati dai rispettivi compagni.

Il Camp Nou, che già da 15 minuti prima della fine aveva iniziato a cantare "Campeones", non aspetta altro che il fischio finale. Fischio che arriva, senza recupero, e certifica una cosa: il Barcelona è campione di Spagna per la 29° volta nella sua storia.

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Nel segno di Flick

Il Barcelona vince La Liga nel Clasico (non succedeva dal 1932) e lo fa nel segno del suo allenatore Hansi Flick.

Il tedesco ha scelto di restare al fianco della squadra per una partita così importante nonostante la morte del padre poche ore prima. La squadra ha risposto presente, mettendo il cuore in campo e regalandogli una vittoria meritata a certificare un lavoro eccellente.

Al fischio finale tutti sono corsi da Flick per abbracciarlo, lanciarlo in aria e festeggiare con lui, dimostrazione di quanto questa squadra sia prima di tutto una famiglia. Cosa che, di questi tempi, al Real sta riuscendo molto poco.

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Tabellino e formazioni

Barcellona (4-2-3-1): Joan Garcia; Cancelo, Cubarsì, Gerard Martin, Eric Garica; Gavi (76' Bernal), Pedri; Fermin Lopez (87' Balde), Olmo (63' De Jong), Rashford (63' Raphinha); Ferran Torres (76' Lewandowski). All. Flick

Real Madrid (4-3-3): Courtois; Alexander-Arnold, Rüdiger, Huijsen, Fran García; Camavinga (70' Pitarch), Tchouameni, Bellingham; Brahim (79' Mastantuono) , Gonzalo Garcia (79' Palacios), Vinicius Jr. All. Arbeloa

Arbitro: Hernandez Hernandez

Ammoniti: Camavinga (R), Bellingham (R), Asencio (R), Alexander-Arnold (R), Olmo (B), Raphinha (B)

Pagelle: top e flop del Clasico

Migliore, Pedri: oggettivamente ovunque, in completa gestione della partita e del pallone, 99% di passaggi riusciti (66 su 67) e una costante capacità di non saper perdere il controllo della palla al punto da mandare fuori giri gli avversari solo con uno stop. Impressionante.

Peggiore, Bellingham: nel giorno dell'assenza di Mbappe ci si aspetta tanto da lui e Vinicius. Il secondo ci prova, Bellingham no. Nessun tiro tentato in 90' di partita, un cartellino giallo e poca qualità, a testimonianza di come non sia mai sceso in campo. Inesistente.

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