E' il 4 Gennaio del 2016 quando, sulla panchina del Real Madrid, viene sollevato dall'incarico Rafa Benitez per far posto a Zinedine Zidane. Molti la definiscono una mossa, da parte di Florentino Perez, dettata dalla disperazione e dalla speranza di trovare un traghettatore che possa stabilizzare quel nucleo di campioni, una mossa a breve termine dunque. Un anno e mezzo dopo Zizou è ancora li con numeri pazzeschi: 6 trofei vinti su 8 disputati in cinquecento giorni da allenatore delle Merengues, quasi sette dopo la vittoria maturata ieri al Camp Nou contro il Barcellona

Un organico spaziale, una rosa dal valore inestimabile e completa in tutti i reparti. Il Real Madrid dell'ultimo anno e mezzo ha tutte le sembianze di un qualcosa che va al di sopra del semplice top-club, una squadra pressoché imbattibile e che, in questo anno e mezzo, ha vinto due volte la Champions League (mai nessuno c'era riuscito prima d'ora), due volte la Supercoppa Europea, La Liga e il Mondiale per Club. Qualità e quantità imbarazzante al servizio di Zidane che ha saputo plasmare, gestire alla perfezione e unire uno spogliatoio come quello del Madrid, costituito da leader indiscussi e calciatori di qualità superiore alla norma.

L'esultanza di Ronaldo dopo la rete dell'1-2 (Fonte foto: As.com)

Ieri sera l'ultima recita di un collettivo che stra riscrivendo le pagine di questo sport candidandosi come squadra più forte e completa degli ultimi anni. I numeri, ma soprattutto i trofei, lo dimostrato. Dopo il Manchester United anche il Barcellona si è dovuto inchinare allo strapotere Blanco che, in un'insolita veste azzurra, ha rifilato tre sberle agli odiati rivali nonostante l'assenza di Modric. Assenza che, però, non può essere un problema quando nel cerchio di centrocampo ci sono giocatori come Casemiro, Kroos ed Isco con quest'ultimo che ha deliziato i palati fini del Camp Nou. E pensare che l'ex Malaga poteva vestire proprio la maglia del Barcellona, ma adesso sarà impossibile strapparlo dal Real vista la fresca clausola di 700 milioni.

Non esiste, nella squadra di Zidane, un reparto debole con la difesa che ha corso pochissimi pericoli, nel corso dei novanta minuti, concedendosi solo qualche rara sbavatura. Praticamente impeccabili Sergio Ramos e Varane, praticamente imprendibili Marcelo e Carvajal, due autentici motorini in grado di essere completi e qualitativamente superiori in entrambe le fasi, con il brasiliano che sovra sta Aleix Vidal mentre lo spagnolo argina Deulofeu rendendolo nullo. Il centrocampo, poi, è pressoché perfetto con Casemiro perno imprescindibile in fase offensiva e difensiva e i vari Kross e Kovacic pronti a fungere da collante, insieme ad Isco, tra la mediana e l'attacco composto da Bale e Benzema, forse gli unici due un po' in ombra.

I due diamanti del Real Madrid: Isco e Asensio (Fonte foto: La Liga.es)

La differenza, poi, l'ha fatta l'indefinita qualità della panchina con gli ingressi di Ronaldo, Asensio e Lucas Vaqzuez. I primi due spaccano la partita: il Portoghese segna il gol del 2-1 esultando "alla Messi" e facendosi espellere poco dopo per una simulazione dubbia, mentre il predestinato Maiorchino spacca la porta con un mancino dal limite dall'area segnando anche al debutto in Supercoppa, un talento cristallino che nei prossimi anni può diventare immenso. Come il dominio del Real Madrid, che non accenna a placarsi.