Spero di potermi trasferire tra qualche anno in un club ancora migliore, dove sarò pagato ancora meglio. Dove? Non credo di poter andare molto più in alto di così. Ma forse restano un paio di club... diciamo Real Madrid, Barcellona o Manchester United”. Un pensiero legittimo di un calciatore giovane ed ambizioso, ma evidentemente espresso in un momento sbagliato. Patrik Schick si è concesso questa uscita in una intervista a Reporter, magazine ceco, che non è piaciuta a tifosi e dirigenti della Roma, tanto che sarebbe in arrivo una punizione.

Pare infatti che questa intervista non fosse stata concordata con il club ed il direttore sportivo giallorosso Monchi, dopo un colloquio privato, abbia intenzione di comminare una multa al calciatore. Le scuse di Schick non si sono fatte attendere e tramite il suo profilo Instagram ha prima incolpato la traduzione, a suo dire errata, per poi postare una sua foto con la maglia della Roma ed n messaggio d’amore ai colori giallorossi ed ai tifosi.

Per la verità alla società capitolina non è piaciuto il tono di tutta l’intervista che, ammesso e non concesso che la traduzione sia completamente esatta, mostra un ragazzo difficile dal punto di vista caratteriale, come per esempio il passaggio in cui dice: “A 12 anni partecipai ad un torneo con lo Sparta Praga. Per qualche motivo, papà scosse ancora la testa, e quando mi urlò qualcosa non ressi più, mi girai verso di lui e gli feci il dito medio”, oppure quando racconta che “Allo Sparta Praga volevano che corressi e lottassi di più sul campo, ma credo che un calciatore debba migliorare principalmente negli aspetti in cui è già sopra la media. Dissi che se non gli piacevo, avrei giocato da qualche altra parte, ma che non avrei cambiato il mio modo di giocare. Probabilmente non correrò mai ad aggredire gli avversari come un pazzo”.

Anche l’umiltà sembra qualcosa di sconosciuto per Schick: “Quando arrivai alla Sampdoria Marco Giampaolo mi chiese come mi chiamassi e mi resi conto che non sapeva chi fossi. Mi fece giocare contro la Juventus a Torino. Probabilmente voleva farmi fuori, dandomi una chance per poi avere motivi per non farsi rompere le scatole dopo la sconfitta. Ma andò abbastanza bene e dopo un quarto d’ora segnai”, mentre gli alti stipendi hanno evidenziato una certa superficialità: “Al diciottesimo compleanno iniziai ad allenarmi con gli adulti e lo Sparta mi offrì un nuovo contratto da 30.000 corone al mese: realizzai che ero diventato un professionista. Un vero giocatore dello Sparta che poteva comprarsi un nuovo iPhone al mese, una bomba”.