La prima, di fronte alla stampa, di Lorenzo Pellegrini. Giorno di presentazioni, il momento giusto per ribadire con forza una volontà chiara da tempo. Dopo una stagione da protagonista al Sassuolo, culminata con l'Europeo di categoria, il grande salto, il ritorno nella capitale, sponda giallorossa. La chiusura perfetta del cerchio, un'occasione da sfruttare. 

Sì, era il mio obiettivo tornare a casa, qui alla Roma, per proseguire il mio percorso. Io sono cresciuto qui e sono contentissimo di essere tornato in una società così importante

Un occhio alla mediana giallorossa. Pellegrini, nelle gerarchie romane, non parte in prima fila. Nessuna cessione eccellente in questo reparto. Dopo l'addio di Totti, De Rossi è il nuovo leader carismatico del gruppo, il puntello a protezione della retroguardia. Strootman e Nainggolan, fresco di rinnovo, le mezzali. Pellegrini è il primo cambio, ma i numerosi impegni - Champions, Serie A e Coppa Italia - inducono all'ottimismo, diverse le opportunità per mostrare qualità evidenti. 

Abbiamo un centrocampo forte ma questo non mi preoccupa, perché posso imparare tanto rubando insegnamenti dai più grandi. Sperò di giocarmi bene le possibilità”.

Non manca un ringraziamento al Sassuolo. La quiete emiliana per completare la maturazione calcistica, per attirare sirene importanti. Una piazza di calcio e di vita.

Sì, era il mio obiettivo tornare a casa, qui alla Roma. La scelta che ho fatto di stare via da qui per due anni è stata molto importante. Il Sassuolo mi ha aiutato al 150% per crescere sotto tutti i punti di vista, come calciatore, come persona e come uomo. Al club neroverde va infatti un ringraziamento speciale. Ora però sono qui e penso alla Roma”.

Se due anni fa sono dovuto andare via è perché dovevo crescere e maturare. Ho fatto un percorso che mi ha portato ad essere pronto. Nelle stagioni con il Sassuolo ho infatti capito cos’è il calcio vero e cos’è la vita. Lì ho trovato molte persone che mi hanno aiutato anche emotivamente, perché non è mai facile andare via di casa a 18 anni dopo aver varcato per 10 la stessa porta. Per questo ringrazio tutto il Sassuolo, dal presidente ai tifosi”.

Da Di Francesco a Di Francesco. Cambia la scenario, non muta la guida. I dettami del tecnico sono i medesimi anche a Roma. Un movimento continuo, più opzioni per il portatore di palla, giocatori in grado di sfruttare e coprire gli spazi. Un'idea complessa ma estremamente redditizia. 

 

Il Mister cerca di fare in modo che ognuno di noi abbia in campo diverse possibilità di manovra, tante linee di passaggio tramite il movimento. In campo poi decidiamo noi ma lui cerca di darci un’impronta precisa. Ci chiede tanto lavoro, tra inserimenti, il modo di correre, che deve essere sia in avanti che all’indietro. Non è semplice da spiegare cosa ci chiede qui e ci vorrà un po’ affinché tutti potranno interpretare al meglio le sue richieste, ma c’è disponibilità da parte di tutti i miei compagni e a breve lo faremo”.

Sia il Mister che il suo staff sono sempre gli stessi. Gli allenamenti si sviluppano qui nello stesso modo in cui li facevamo a Sassuolo. Sono contento di questo, si dice sempre che certe situazioni non facili da gestire, ma è sufficiente rimanere se stessi”.

L'ultimo pensiero è per Totti. Senza scarpini, senza la maglietta di sempre, presenza comunque viva all'interno dello spogliatoio, con altri uomini pronti a raccogliere l'eredità del 10.

 

Un pochino dispiace. Sono contentissimo comunque, per me essere qui è un onore. So che Francesco continuerà a essere qui, ma ad ogni modo già essere in questo spogliatoio con giocatori come Daniele e Alessandro per me è bellissimo. È come essere a casa, ripeto, e penso che sia lo stesso per loro. Siamo nati e cresciuti qui, ci sentiamo in dovere di fare qualcosa in più”.