
La Juve sa come si vince. L'estate non fa dimenticare agli studenti del prof. Max quanto studiato durante l'anno. Il test d'ingresso della Serie A se lo aggiudica la squadra che con più solidità porta a casa la sua settima Supercoppa Italiana, senza meravigliare, ma con un trofeo in più in bacheca. E' quello che conta, soprattutto se ti chiami Juve.
La Lazio riesce a tener testa ai bianconeri fino a venti minuti dalla fine, quando due gol nel giro di quattro minuti alterano gli equilibri fino ad allora tenuti in campo. I biancocelesti si schierano con un inedito 4-2-3-1 (Cataldi trequartista in pressing su Marchisio) che non cambia la mentalità della squadra, sempre volta a giocare palla a terra eludendo il pressing avversario. Non basta però tenere gli equilibri senza essere pericolosi in attacco. La Juve resta un tabù.
Le condizioni del campo (presenti buche in tutto il terreno di gioco) e del tempo (vento fortissimo) non favoriscono lo spettacolo. Tanti i cinesi presenti allo stadio a sostenere entrambe le squadre costretti ad accontentarsi di una partita lenta, a tratti noiosa. Il primo tempo non regala emozioni forti, le squadre si studiano, prevalgono i fraseggi a centrocampo sui tiri in porta (quei pochi, nemmeno pericolosi). Le squadre dimostrano comunque di essere tatticamente a posto, la difesa della Lazio col rientro di De Vrij legge bene i movimenti degli attaccanti, Barzagli, Bonucci e Caceres annullano Klose davanti (servito più volte in profondità ma sempre chiuso dalla morsa dei difensori). Cataldi non viene coinvolto molto, è più attento a pressare Marchisio, Lichtsteiner scorre bene sulla fascia, Pogba regala prodezze fini a sè stesse: il primo tempo è statico, poco dimanico.
In apertura di secondo tempo subito un forte pericolo dalle parti di Marchetti. Pogba si libera col fisico sulla trequarti e lancia Mandzukic davanti alla porta: con poca lucidità il croato va a sbattere contro Marchetti, che si salva. Subito dopo Pogba per poco non inventa un gol straordinario, la sua conclusione al volo sfiora solamente il palo alla sinistra di Marchetti.
La Juve dimostra di voler alzare il ritmo di gioco, che finalmente sembra aver scalzato quello estivo del primo tempo. La Lazio, questa volta in ripartenza, prova a cucire trame offensive in risposta all'assalto juventino: bell'azione della Lazio vicino l'area di rigore, ma Onazi spara tra le braccia di Buffon. E' tempo di cambi al 60': dentro Dybala, fuori uno spento Coman, dentro Djordjevic fuori Klose. Il cambio di Allegri è azzeccato. Dybala da più vivacità rispetto a Coman in attacco. La Juve, dopo un calo di ritmo di dieci minuti, continua a spingere sull'acceleratore. Tra il 69' e il 74' chiude la partita: prima con Mandzukic di testa su cross di Sturaro, poi con Dybala che di potenza insacca sotto la traversa su suggerimento di Pogba. Questi cinque minuti fanno la differenza, nulla di più. Si poteva contare un'occasione in più per la Juve (quella di Mandzukic), con la Lazio brava a fare un passo avanti rispetto alle amichevoli del pre-campionato. Ma l'Anderlecht non è la Juve, una squadra che se l'andamento del match è pari, all'ultimo è pronta sempre a sferrare il K.O. Che sia in Cina o in Italia, la Juve è ancora regina.


