Maicon e la cura Trigoria
Maicon esulta per il primo gol nella Roma
All'Inter ha vinto di tutto. Eroe del Triplete, miglior terzino al mondo, indiscusso campione per la Seleçao. Poi un infortunio che lo ha penalizzato nelle stagioni successive con il Manchester City. Un fantasma, poche apparenze e nessuna prestazione degna di nota. Per due anni Maicon è stato l'ombra di se stesso, non riuscendo a trovare la condizione adatta alle sue passate prestazioni e perdendo il posto nella nazionale brasiliana. Critiche e giudizi negativi stavano facendo sprofondare il nome del brasiliano nell'oblio del dimenticatoio. Poi Sabatini decide di puntare su di lui: lo preleva dal City e subito le prestazioni, quelle buone, arrivano. A Livorno confenziona un buon rientro in Serie A, facendo della fascia destra la sua casa personale. Con il Verona trova il gol, anche se con la complicità di Cacciatore. Così il campionato italiano torna ad ammirare una gloria del calcio giocato.
 
"Per due anni sono stato praticamente un fantasma e avevo bisogno di tornare ad essere un giocatore. C'è stato un momento in cui non sono stato bene con me stesso. Ora, per fortuna, è passato ed è arrivato il momento di ringraziare Dio". Sono le parole di Maicon a Globoesporte, sottolineando la sua felicità per essere sulla via del ritorno ai massimi livelli. "Per dodici stagioni ho giocato ogni tre giorni con il club e poi avevo gli impegni con la Nazionale. Nel 2011, quando ero ancora all'Inter, ho avuto un primo problema al menisco. Quando ho recuperato, ho pensato che fosse arrivato il momento di cambiare e sono andato al Manchester City. Ma i problemi non sono finiti. Non è stato facile, perché sono iniziate le prime critiche, e le persone hanno cominciato a diffidare del mio lavoro. Poi è arrivato un secondo infortunio alla gamba sinistra giocando contro il Real Madrid in Champions League. Lì, praitcamente, ho smesso di giocare. Ho forzato troppo e sono stato costretto ad un secondo intervento al ginocchio destro. A quel punto per due anni non ho potuto giocare a certi livelli. E' stata dura, perché prima giocavo sempre, e poi sono praticamente scomparso. Anche mio figlio, che mi vedeva sempre in campo, mi ha cominciato a chiedere perché non giocavo più". Il Maicon di oggi è tornato ad essere un campione, non solo in campo ma anche fuori: "Ora, però, le cose sono cambiate. Questi sono errori che non posso più permettermi perché ho un obiettivo più grande che si chiama Mondiale. Gli amici mi dicevano che sbagliavo a lasciare il City e l'Inghilterra per un campionato in crisi come quello italiano. Ma io non ero preoccupato da questo tipo di problemi. Il mio problema era la Coppa del Mondo. Per me la Nazionale è tutto. E il Mondiale in Brasile è il massimo. Ora sono pronto, e non voglio più farmi scappare questa occasione".
VAVEL Logo