
TORINO - Il 5 maggio è sempre una data particolare per i tifosi bianconeri. Fu il 2002, tra l’incredulità e le lacrime di Ronaldo, è il 2013 con un tale predominio da aver mozzato i tentativi di rimonta già da più di un mese. Scudetto mai in discussione, questo, con tanto di risposta a chi in estate prevedeva una Juve fiacca concentrata più sull’Europa. Se lo scorso anno, infatti, i bianconeri furono il laboratorio delle sorprese, ora è arrivato il tempo della conferma con una squadra più lucida, magari meno bella, ma che ha saputo tirare le stoccate nei momenti decisivi per arrivare al rush finale decisivo con otto vittorie consecutive sul percorso dei Campi Elisi.
Chapeau a questa Juve che oggi con il suo 3-5-1-1 ha però faticato a scardinare il bunker costruito da Sannino. Un assalto a Fort Apache che ha prodotto davvero poco nella prima frazione di gara con il solo Vucinic al 28’, bravo ad aggirare la linea difensiva, meno ad incrociare su Sorrentino. Il Palermo, dal canto suo, in piena lotta salvezza, ha sfruttato l’arma del contropiede con uno svogliato Ilicic ed una buona prova di Rios.
Brividi puri al 53’ con Miccoli ed il suo tiro smorzato da una deviazione, che coglie in pieno il palo. Scattato l’allarme rosso, la truppa di Conte ha ripreso a giocare con maggiore incisività per lo sforzo finale. Il rigore concesso da Romeo a Vucinic cinque minuti dopo, fà un po’ a cazzotti con il metro utilizzato fino a quel momento, ma la spinta di Donati è parsa evidente, e il decimo gol di Vidal (capocannoniere Juve) ha tolto le paure e lasciato spazio all’inizio dei festeggiamenti. Nonostante Sannino abbia cambiato l’attacco, Dybala ed Hernandez per Ilicic e Miccoli, poco lì davanti è successo per i rosanero, sempre a rischio retrocessione.
La traversa di Quagliarella e l'espulsione di Pogba (che partita la sua) causata da Aronica, uno che di provocazioni se ne intende, sono state le ultime emozioni di questo Juve-Palermo, bruttino per la verità, ma carico di importanza. Resta poco da dire, se non togliersi tanto di cappello a questa Juve formato cannibale con numeri impressionanti. Allo Stadium, volendo chiudere con una battuta, qualcuno ha esposto un cartello riprendendo un vecchio detto: “Fatto 30, facciamo 31”. Per molti, missione compiuta.


