Italia, la presunta giovane età perdona davvero gli errori?
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Doveva essere, ed è stata spacciata come tale, l'Italia della linea verde, con la meglio gioventù, quella in campo ieri sera a Skopje che ha conquistato un soffertissimo 3-2. E per certi versi lo è stata, almeno dando un occhio all'età media, alzata soprattutto dai veterani del gruppo, Barzagli e Buffon su tutti, per arrivare a quota 26,8 nell'undici iniziale. Un'average normale, non esattamente da "squadra giovane", seppur abbassata di quasi tre anni rispetto alla sfida con la Spagna di giovedì scorso. Nel post-gara questo aspetto è diventato ben presto una scusante per gli errori commessi: la giovinezza è stata la causa del black-out nel cui buio la Macedonia ci ha sorpresi.

Bisogna però porre una distinzione forte tra gioventù ed esperienza, quando si parla di errori di questo tipo. Verratti è giovane, certo, va per i 24 anni tra meno di un mese, ma gioca da quattro anni al vertice del calcio europeo: può essere considerato inesperto? De Sciglio, suo coetaneo, ha raccolto la presenza numero ventinove in azzurro. Gli unici per cui un discorso di questo tipo potrebbe ritenersi valido sono Belotti, nel giro da qualche settimana, ma è stato uno dei più positivi in campo e ha certificato la prestazione con il gol, e Romagnoli, che solo tre giorni fa sembrava poter essere (ragionevolmente) il presente della Nazionale. Bernardeschi va invece escluso di base da questo discorso, avendo coperto un ruolo totalmente non suo, causando peraltro enormi difficoltà alla manovra, già di per sé lenta.

Che l'Italia in campo ieri fosse mediamente giovane è un dato di fatto, che la gioventù giustifichi gli errori quando codesta ha più esperienza di altri titolari (Bonaventura ha 7 presenze in azzurro ed è classe '89) è invece un errore madornale, impossibile da commettere davanti ai microfoni. Il gruppo è inoltre guidato da consolidati leader, veterani quali gli ultratrentenni Buffon e Barzagli, i due '87 Bonucci e Candreva. Il grande misunderstanding sta proprio qui, nella confusione di due concetti teoricamente ben distinti tra loro. Perchè gli errori con i quali ieri sera gli azzurri si sono complicati i piani, salvati poi da un Immobile che sente questa maglia come pochi (e può essere considerato un quasi veterano), sono catalogabili come frutto di inesperienza, la quale induce a volte distrazione e abbattimento psicologico. E l'inesperienza non è diretta conseguenza di gioventù.

Forse è anche giusto poter permettere a questa Italia di sbagliare, almeno in partenza, forse no. Dipende dal modo in cui si commettono errori, e la squadra ha mostrato grande attaccamento all'azzurro, almeno nel quarto d'ora finale di queste due partite. Ora però rimane poco da perdonare, dal prossimo mese servono più fatti e meno scusanti. Perchè per crescere si passa anche dagli errori, ma una volta commessi bisogna solo fare in modo che non si ripetano.