Mazzarri: "L'Inter ha il dovere di tornare competitiva"

Il giorno di Mazzarri. Il giorno dell'Inter. Riparte qui la nuova avventura nerazzurra, che per forza di cose dovrà scostarsi e non poco dalla disastrosa annata appena conclusa. Pochi , ma chiari i dogmi del “comandante” di San Vincenzo. Lavoro, prima di tutto, squadra, umiltà. L'importanza di dedicarsi anima e corpo al pianeta Inter. Sudore e fatica per emergere. Spremersi più e meglio degli altri per riuscire a raccogliere grandi traguardi. L'obbligo di tornare competitivi, per rispetto della storia e dei tifosi di questo club. “Nel calcio attuale bisogna essere preparatissimi a livello fisico e mentale. L'allenamento per me è sacro. Ho allungato il ritiro proprio perché credo nel lavoro e nei miei metodi. Se i ragazzi mi seguiranno faremo grandi partite.”

 

I giovani. Argomento caldo. Soprattutto pensando alle difficoltà del tecnico anche nella recente esperienza partenopea a gestire e puntare su calciatori emergenti. Come trovare il giusto mix con i grandi vecchi dell'Inter, gli ultimi eroi del triplete, spesso accusati di condizionare la squadra? “A me piacciono i giovani, se mi chiedete di fare 50 punti, posso schierare una squadra di giovanissimi, ma per competere con le squadre più importanti il discorso è un po' diverso. Bisogna vedere se i più esperti saranno ancora in grado di sacrificarsi anche inconsciamente per uno sport come il calcio. Credo di sapere quali tasti toccare per dare nuovi stimoli.

 

L'incontro con Moratti, la scelta Inter e i battibecchi con De Laurentiis. “Moratti mi è sembrato, come a tutti, un signore. Credo di saper fare quello che lui vuole. Sono un accentratore, un allenatore di grande personalità, che tende ad assumersi tutte le responsabilità. Il Presidente cercava queste caratteristiche. Saremo una squadra tosta, vera, che se la giocherà con tutti e atraverso il gioco arriveranno i risultati. Napoli è una scelta a parte. Già a inizio anno avevo deciso di concludere un ciclo di 4 anni. Non è stato un tradimento. Potevo stare fermo, poi è arrivata la chiamata dell'Inter, che mi ha dato grandi stimoli. Mi è piaciuto tutto, mi sono sentito carico e pronto per iniziare un nuovo percorso”

 

Niente risposte sul fronte mercato, anche se appare chiaro che il tecnico gradirebbe esterni adatti al suo 3-5-2, peraltro modulo molto malleabile, come da lui stesso testimoniato: “Con Branca e Ausilio ho già fatto certe considerazioni, ma di mercato un allenatore non parla con la stampa. Voglio 22 giocatori in ritiro, più 4 o 5 ragazzi. Credo che molti di quelli che verranno a Pinzolo rimarranno all'Inter. Compito di un allenatore è far rendere i giocatori che una società gli mette a disposizione. Quando inizieremo gli allenamenti valuterò tutti. Ho cambiato spesso, dal 3-5-1-1, al 3-4-3, alla difesa a quattro, perché gli altri mi hanno studiato e ho cercato di essere imprevedibile.”

 

L'immancabile paragone con Josè Mourinho, fantasma sempre presente nei corridoi della Pinetina. “Non ho mai pensato ai confronti. Ognuno ha la sua personalità. Spero sempre che il meglio debba ancora venire. Ho stima di un allenatore vincente, c'è stata qualche scaramuccia, ma stima e rispetto non cambiano.” Stima, ma soprattutto autostima. Qui lavorerà Mazzarri. “Cercherò di dare un'organizzazione che tuteli e faccia sentire sicuri i ragazzi."

 

Il rifiuto della parola ciclo, come della parola progetto. Concretezza il diktat di Walter. Partire bene, creare qualcosa di importante. Solo iniziando col piede giusto si può creare l'idea di un percorso più lungo. Per il bene dell'Inter. Come per il bene dell'Inter sono graditi ingressi che migliorino la situazione economica della società. Indonesiani o cinesi che siano. L'alba di una nuova era.