Le due gare spagnole dovevano servire da specchio sulla condizione della rosa romanista prima dell’avvio del campionato. Se questa è l’immagine reale della situazione in cui versa la Roma di Eusebio di Francesco lo sapremo solo vedendo gare valide, d’impatto concreto. Ma intanto suonano, e non poco, i campanelli d’allarme attorno a questa squadra, che è interessante, competitiva, ma che nel gioco con le riserve, la cosiddetta Roma B, non ingrana e non trova mai luce.

Il desiderio con cui arrivava a Vigo Di Francesco era mescolare per gran parte della gara i nuovi e i vecchi, i big e gli interpreti meno considerati. Il risultato, con la squadra diversa da Siviglia per 8/11, è stato un primo tempo davvero disastroso, dominato da un Celta più avanti di testa e fisico, capace di andare in gol 4 volte solo nella prima frazione, spinto dalle doppiette del forte Pione Sisto e di Aspas, che ha concretizzato il rigore di apertura delle marcature. Rigore provocato ancora da un Fazio poco preciso in copertura, complice una tanto chiacchierata lentezza fisica compensata da una buona prontezza d’azione, che, venuta meno, lascia l’argentino spesso in panne. Con lui le prestazioni come sempre negative di Bruno Peres, totalmente assente e dormiente, Gerson e Juan Jesus.

Ripresa a tinte solo lievemente differenti, con Di Francesco che opera cambi in ogni reparto, ad esclusione di De Rossi, assente per tutto il match e da valutare per Bergamo. Cambi che apportano una svolta nel ritmo giallorosso, complice il gol al 62’ di Strootman, una buona azione corale con sponda di Dzeko per l’arrivo in solitaria dell’olandese per il gol della bandiera per la Roma. L’opacità della prestazione romanista è, come detto, un campanello d’allarme che ad ogni modo non deve preoccupare se si vedono gli interpreti in campo. Tutt’al più queste sconfitte sono “schiaffi”, come detto dal mister, che devono preparare a gestire con maturità gli impatti con le gare: la Roma ha più volte mostrato, negli anni, di portare a casa le sfide iniziate bene, con caparbietà e carattere: ecco che tra solo 6 giorni arriva la prima delle partite in cui questo mantra non è solo obbligatorio, è necessario.