Quattro anni fa Razzoli salvò la baracca, unica medaglia della spedizione di Sci Alpino a Vancouver. Sarebbe obiettivamente un azzardo sperare nella riconferma di Razzoli, reduce da quattro anni non all'altezza di un oro olimpico, lasciando l'amara sensazione che il suo fu un exploit, l'uomo giusto al momento giusto. La squadra di Sci Alpino maschile arriva a Sochi con tanti colpi in canna, tante speranze più o meno concrete di medaglia.

In primis, nelle discipline veloci possiamo far leva su un team tra i più forti e completi del circuito, che aveva iniziato la stagione alla grande, grazie anche alla vittoria di Dominik Paris a Lake Louise e ai due podi di Peter Fill a Beaver Creek. La caduta di Paris a dicembre in Val Gardena sembra tutto d'un tratto aver però tolto certezze alla squadra, che ha corso il rischio di presentarsi qui in Russia senza la sua punta di diamante, perlomeno in discesa libera.

Il recupero di Paris è proceduto bene, ma non è certo che la sua condizione fisica si talmente brillante da concedergli di lottare per una medaglia. Il talento, già lo sappiamo, è infinito, e il consiglio è di aggrapparsi a quello. In crescita invece Innerhofer, reduce da un'annata pressochè disastrosa, ma che è riuscito a centrare qualche buon risultato nelle ultime uscite, per esempio il quinto posto a Kitzbuhel. Sono loro i due cavalli su cui puntare per un posto sul podio, sia in Discesa libera che in Super-G.

Il campione uscente in Discesa è lo svizzero Didier Defago, che difficilmente potrà bissare il suo oro, ma la Sci Alpino non è una scienza perfetta. Più probabile invece che Aksel Lund Svindal, trionfatore in Super-G, possa confermarsi sul gradino più alto del podio, in quanto assoluto dominatore della specialità da qualche stagione a questa parte.

Nelle discipline tecniche, forse gli azzurri si presentano a questa XXII rassegna olimpica con qualche certezza in meno rispetto ai colleghi della velocità. La scorsa stagione in Slalom Speciale aveva regalato ottimi risultati, ma in quest'ultima annata, a salvarsi è stato praticamente solo Patrick Thaler, un po' a sorpresa. L'altoatesino, classe '78, sta vivendo una seconda giovinezza, ben più florida della prima a dirla tutta. A podio per due volte in stagione, alternando comunque parecchi piazzamenti nei dieci e palesando una continuità confortante. Stessa continuità che da sempre contraddistingue Manfred Moelgg, il campione di San Vigilio di Marebbe: una costante la sua presenza a ridosso dei primi, sia in slalom che in gigante, tantissimi piazzamenti tra i primi dieci, con l'exploit del podio a Bormio nello slalom notturno.

Dopo le belle prestazioni della stagione scorsa, è apparso in grande difficoltà Stefano Gross, incapace di riproporsi sui livelli che lo avevano contraddistinto nel 2012/2013. Azzardato anche puntare su Razzoli, che complici anche parecchi problemi fisici, non è mai stato in grado di confermare l'oro olimpico ed è stato convocato a Sochi pur senza aver raggiunto i risultati richiesti dalla Federazione, così come Gross.

La specialità in cui la spedizione azzura sembra più debole, invece, è lo Slalom Gigante. L'Italia si presenta con una formazione molto giovane, ed orfana di Max Blardone, escluso dalla lista dei convocati dopo una stagione disastrosa. Al cancelletto di partenza ci saranno Manfred Moelgg, Roberto Nani, Luca De Aliprandini e Davide Simoncelli, convocato in extremis nonostante i risultati non soddisfacenti in quest'ultima stagione. L'entusiasmo dei giovani Nani e De Aliprandini potrebbe essere una valida carta da giocare, ma la concorrenza è davvero elevata, e le speranze di medaglia sembrano quantomai aleatorie.

Ma la neve è sempre stata in grado di regalare tantissime sorprese, e le Olimpiadi possono essere considerate come uno sport a sè stante. Quindi, dimentichiamoci ogni pronostico, positivo o negativo che sia, e forza azzurri, regalateci nuove emozioni, così come fece Giuliano Razzoli quattro anni fa!